Il trattamento dell’ipertensione arteriosa nell’anziano tra dubbi e sicurezze

L’ipertensione arteriosa rappresenta un problema clinico rilevante soprattutto nella popolazione anziana.
È stato ormai definitivamente dimostrato che la terapia antipertensiva è in grado di ridurre significativamente la mortalità e la morbilità cardiovascolare.

I risultati sono proporzionali al decremento dei valori pressori e sono stati documentati anche nelle classi di età più avanzate, inclusi i soggetti affetti da ipertensione sistolica isolata.
Pur con lievi differenze tra di loro, tutte le classi di farmaci di più comune impiego hanno mostrato un’efficacia sostanzialmente equivalente.

L’analisi del comportamento dei valori pressori dei soggetti in trattamento indica tuttavia che nella maggior parte dei casi la monoterapia non è sufficiente, ma è necessario ricorrere a combinazioni tra farmaci; dati

recenti suggeriscono i vantaggi di nuove associazioni precostituite in termini di efficacia e di persistenza nel trattamento.
Secondo gli Autori negli anziani, in rapporto alle loro particolari caratteristiche cliniche, rimangono ancora da definire problemi che riguardano la decisione di intraprendere il trattamento antipertensivo, la scelta della terapia più appropriata da utilizzare e la individuazione dei livelli pressori, soprattutto diastolici, da conseguire.
Un ruolo di rilievo deve essere infine riservato ai farmaci capaci di interferire nella realizzazione del danno d’organo, di cui è responsabile essenzialmente il sistema renina-angiotensina e che
prevedono, oltre ad ACE-inibitori e sartani di ormai comprovata efficacia e tollerabilità, gli inibitori della renina, una classe di farmaci di recente introduzione nella pratica clinica.

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Benché la ricerca abbia portato alla introduzione nella pratica clinica di farmaci antipertensivi sempre più efficaci e ben tollerati e la pubblicazione delle linee guida abbia fornito precise
indicazioni sull’atteggiamento da tenere nei confronti degli ipertesi, la estrema variabilità e la complessità dei quadri clinici dei pazienti anziani non permettono di mantenere la condotta
terapeutica entro rigidi schemi prefissati. Il trattamento antipertensivo nell’anziano deve pertanto essere altamente individualizzato a partire dalla decisione di intraprendere la terapia
per passare poi alla scelta del farmaco, o in casi selezionati delle combinazioni fra farmaci, allo stretto controllo delle modificazioni pressorie in corso di terapia e all’obiettivo onseguente.
La rilevanza del ruolo svolto dal RAS nello sviluppo del danno d’organo, infine, pone l’attenzione all’utilizzo dei farmaci in gradi di contrastarne l’azione, nel tentativo di limitare o, se possibile, di prevenire le inevitabili conseguenze dell’ipertensione arteriosa e la flow-chart proposta dalle linee guida ESH/ESC potrebbe essere pertanto modificata nella maniera appresentata nella Figura

 

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